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23 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:20
Un cessate il fuoco di Israele nella Striscia di Gaza e una soluzione diplomatica con l’Iran. Ma soprattutto la difesa della linea scelta dalla Nato, con l’Italia intenzionata a impegnarsi sul target del 5% del Pil investito in spese militari e di sicurezza: “Rispetteremo l’impegno”, assicura davanti al Parlamento pur definendolo gravoso in termini economici, tanto da chiedere una deroga al patto di stabilità. Più armi e più debito attraverso la flessibilità sui conti, insomma. Nessuna sponda con la Spagna di Pedro Sanchez e la Slovacchia di Robert Fico che stanno litigando perché non intende allinearsi né una terza via: l’adesione alla scelta dell’Alleanza Atlantica, su pressioni degli Stati Uniti, è totale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dice chiaramente davanti alla Camera: “Sono impegni importanti che l’Italia rispetterà. Non lasceremo l’Italia esposta debole e incapace di difendersi”.
Alla vigilia del vertice Nato previsto per il 24 e 25 a L’Aja, seguito subito dal Consiglio Europeo del 26 giugno, la premier schiera l’Italia senza tentennamenti. Quello sulle spese per la difesa “sarà un percorso compatibile con le altre priorità del governo, coerente con impegni presi dalla maggioranza e definite nel programma di governo”, ha sostenuto nell’emiciclo di Montecitorio rimarcando la sua linea: “Senza difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà e non può esserci benessere e prosperità”. Ad avviso della premier, tenuto conto che “già siamo al 2% del pil” di spese nella difesa, un “aumento dell’1,5% in 10 anni non è distante dall’impegno preso dal governo nel 2014. Riguardo l’1,5% di spese, abbiamo ottenuto che siano gli Stati membri a decidere quali siano le minacce che ritengono di dover affrontare e quale strumenti usare”.












