La fragilità Ue

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Al centro, il bagnino Matteo Formenti, trovato morto alcuni giorni dopo che nella piscina dove lavorava è annegato un bambino di 4 anni

Un dramma nel dramma. A distanza di tre giorni dalla morte per annegamento di un bimbo di quattro anni, un’altra vita si è spezzata. Matteo Formenti, 36 anni, uno dei bagnini in servizio venerdì scorso quando il piccolo finì in acqua in una piscina di Castrezzato, nel Bresciano, senza che nessuno se ne accorgesse per poi spirare in ospedale 48 ore dopo, è stato trovato morto in un bosco alle pendici del Monte Orfano a Cologne. Un suicidio. L’uomo, secondo quanto appreso, era stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. Gli inquirenti ipotizzano, tra le altre cose, che ci sia stata un’omissione nei controlli da parte degli assistenti bagnanti. Impossibile non collegare le due drammatiche vicende.

Venerdì scorso la piscina era particolarmente affollata. Il bimbo, sfuggito al suo papà, è finito sott’acqua ed è stato poi visto galleggiare ormai esanime. I bagnanti, i bagnini e lo stesso padre del piccolo lo hanno recuperato e qualcuno ha cercato di rianimarlo fino a quando sono arrivati gli operatori del 118, che hanno proseguito con le tecniche di rianimazione pediatrica. Il bimbo non si è mai ripreso e, nonostante i tentativi fatti dai medici dell’ospedale di Bergamo Papa Giovanni XXIII dove è stato ricoverato fino a domenica sera, che hanno tentato anche la circolazione sanguigna extracorporea, è morto. Evidentemente Formenti non ha retto alla concatenazione degli eventi. Da un lato lo choc per l’accaduto, dall’altra l’avvio degli accertamenti. Una volta saputo del tragico epilogo probabilmente il 36enne si è sentito oppresso dal senso di colpa. Formenti nei giorni scorsi aveva già subito il sequestro del cellulare da parte dei carabinieri, ma non aveva ancora ricevuto l’informazione di garanzia ufficiale, come uno degli indagati per omicidio colposo iscritti nel fascicolo aperto dalla Procura di Brescia.