Quando si verificano eventi climatici estremi, in particolare alluvioni e inondazioni, non ci vanno di mezzo solo le persone e le loro abitazioni ma anche gli animali, soprattutto quelli allevati a scopo alimentare. Che non sempre possono essere messi in salvo per tempo e finiscono quindi col soccombere. I numeri sono impressionanti: prendendo in considerazione undici dei casi più rilevanti degli ultimi anni, si stima che almeno 15 milioni di capi abbiano perso la vita intrappolati nelle stalle e nei recinti invasi dall'acqua e dal fango o travolti da macerie e detriti per i crolli causati da tifoni e uragani. Con un costo globale di circa 120 miliardi di euro (143 mld di dollari).

I fenomeni meteorologici estremi sono però una causa del riscaldamento globale e dell'inquinamento atmosferico. E gli allevamenti intensivi sono tra i principali responsabili delle emissioni in atmosfera dei cosiddetti gas serra. Di conseguenza , proprio gli animali si ritrovano ad essere al tempo stesso - e assolutamente loro malgrado - sia vittime sia causa delle calamità. È quanto viene evidenziato nel report «Climate Doom Loop», che evoca il «circolo vizioso» che imbriglia animali, allevatori e produzione, diffuso oggi dall'associazione ambientalista internazionale Compassion in world farming.