L’unica emozione vera, anche stavolta, viene dagli scranni della sinistra. Il dibattito in Senato sulle comunicazioni di Giorgia Meloni riguardo al Consiglio Ue che inizia domani è finito, è il momento di mettere ai voti le risoluzioni e si è raggiunta un’intesa su quella scritta da Carlo Calenda: fatto qualche ritocco, la maggioranza è disposta a votarla. Poco prima, il leader di Azione ha ammesso di condividere «buona parte» delle cose dette dalla premier. Il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, ordina ai suoi di astenersi: va bene che domenica c’è stata la telefonata tra Elly Schlein e Meloni e la tensione è scesa, ma loro non possono convergere su un testo approvato dal centrodestra.
Nella risoluzione di Calenda, però, non c’è davvero nulla che non vada bene, e così tre senatori pd la votano assieme alla maggioranza, disobbedendo al partito: sono Pier Ferdinando Casini e i “riformisti” Filippo Sensi e Simona Malpezzi. La strategia di Meloni sta pagando. Prendendo la parola, la premier aveva ripetuto la premessa fatta lunedì a Montecitorio: «Non risponderò alle provocazioni e non risponderò ad alcune falsità che ho sentito. Sono convinta che non sia questo il tempo». Non vuole che evapori il tenue spirito dialogante nato due giorni prima.







