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Secondo la normativa vigente, per poter applicare una sanzione amministrativa è necessario che la legge indichi un termine preciso per l’adempimento
Nessuna corsa contro il tempo, nessuna multa in arrivo. Le Camere di commercio mettono ordine nel dibattito sull’obbligo di deposito del domicilio digitale, o pec, da parte degli amministratori di società, introdotto dalla Legge di Bilancio 2025. Nelle ultime settimane, alcune interpretazioni avevano fatto circolare l’idea di una scadenza fissata al 30 giugno 2025, con relative sanzioni in caso di mancato adempimento. Ma la norma, in realtà, non prevede alcun termine né automatismi sanzionatori.
A ribadire il punto sono le Camere di commercio di Milano, Torino, Bergamo, Lecce, Padova e molte altre, che hanno diffuso comunicazioni ufficiali per offrire una lettura uniforme e rassicurante. L’articolo 1, comma 860, della legge 207/2024 introduce sì l’obbligo per gli amministratori di comunicare un proprio indirizzo PEC al Registro delle imprese, ma non stabilisce un termine entro cui adempiere, né menziona espressamente eventuali sanzioni. Il riferimento al 30 giugno è emerso in una prima lettura della disposizione da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, cui sono seguite – in data 2 aprile – osservazioni formali da parte di Unioncamere, attualmente in attesa di riscontro.






