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La disciplina di riferimento la legge Frattini del 2004 distingue con chiarezza tra incompatibilità durante l'esercizio della carica di governo e quelle successive
C'è un momento, nelle stanze del potere, in cui il diritto lascia il posto alla tattica. E non è mai un bel segnale. Soprattutto quando in gioco c'è la guida di una istituzione delicata come la Consob, snodo cruciale per la credibilità del mercato finanziario e per la tutela del risparmio, cioè conviene ricordarlo dei cittadini, non delle correnti politiche. Da molte settimane la Commissione di Via Martini naviga senza presidente. Un'anomalia che in tempi ordinari sarebbe già discutibile, ma che diventa incomprensibile mentre sul mercato si consuma l'ennesimo giro di risiko bancario, con equilibri fragili e operazioni che richiedono vigilanza piena, autorevole, continua.
In questo contesto si inserisce la candidatura del viceministro dell'Economia Federico Freni. Una candidatura che, se valutata con criteri tecnici e non con il bilancino della convenienza politica, presenta un profilo difficilmente contestabile: competenza giuridica, esperienza istituzionale e, elemento non secondario, una dimestichezza concreta con i meccanismi del mercato. Eppure, puntuale come un riflesso condizionato, si è messa in moto la macchina del sospetto. Non quello fondato, che è sempre legittimo. Ma quello costruito a tavolino, alimentato da narrazioni suggestive e in alcuni casi da autentiche forzature. Si parla di conflitti di interesse, si evocano pareri, si agitano norme come clave. Il copione è noto: creare un'ombra, anche labile, per rendere politicamente impraticabile una scelta. Peccato che il diritto racconti un'altra storia.






