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ccorre dire che quando la politica delega alla magistratura la morale, l'etica e l'onestà, il passaggio successivo non può che essere quello di delegarle anche l'amministrazione della cosa pubblica
Le cronache giornalistiche di questi giorni si stanno occupando attentamente della riforma della giustizia, vista l’attualità del tema, dando particolare rilievo alla principale novità il disegno di legge di iniziativa governativa che punta ad introdurre: la separazione delle carriere dei magistrati. Fugo subito ogni dubbio: si tratta di una riforma giusta, che non delegittima la magistratura e che non ne mina autonomia e indipendenza. Una delle osservazioni critiche, ricorrenti in questi giorni, è quella per la quale la riforma non inciderebbe sulla qualità e sulla quotidianità dei servizi forniti dal sistema giustizia ai cittadini, ma sarebbe solo un «regolamento di conti» tra la politica e i magistrati. Le vicende di queste ore, che da Milano a Pesaro si allargano a tutta Italia, stanno a dimostrare il contrario.






