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Previste ammende fino a 7.403,96 euro o l’arresto fino a quattro mesi. Per le imprese il lavoro agile entra così in una fase di maggiore responsabilità formale e sostanziale
Dal 7 aprile lo smart working non sarà più soltanto una leva organizzativa o un benefit da spendere nella contrattazione aziendale: per i datori di lavoro diventerà anche un terreno di possibile esposizione penale ed economica. La stretta introdotta dalla nuova legge sulle Pmi rende infatti sanzionabile in modo diretto la mancata consegna dell’informativa scritta sui rischi connessi al lavoro agile. Un passaggio che segna un cambio di passo nella disciplina del lavoro da remoto e che impone alle imprese una maggiore attenzione formale e sostanziale agli obblighi di salute e sicurezza. Ecco tutto ciò che c’è da sapere.
L’obbligo di fornire ai lavoratori in smart working e agli Rls un’informativa scritta sui rischi non nasce oggi: era già previsto dalla legge 81 del 2017. La novità è che la legge n. 34/2026 lo rende finalmente cogente, introducendo sanzioni precise per chi non si adegua. Da domani, dunque, l’omissione potrà costare ai datori di lavoro l’arresto da due a quattro mesi oppure un’ammenda fino a 7.403,96 euro.










