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Qualche azienda continua ancora a non utilizzare strumenti tracciabili, la stretta degli Ermellini
Dal 1° luglio 2018 non è più possibile pagare lo stipendio in contanti in Italia: lo ha determinato la Legge di Bilancio 2018 (Legge n. 205/2017), che obbliga i datori di lavoro a versare salari, anticipi e acconti esclusivamente tramite metodi tracciabili, come ad esempio bonifici o assegni, per garantire la massima trasparenza nei flussi di denaro.
Ciò nonostante, alcune aziende continuano tuttora a non recepire questa direttiva, tanto che di recente la Corte di Cassazione si è pronunciata nuovamente sul tema, focalizzando la propria attenzione nello specifico sulla valutazione delle conseguenze che tale violazione può comportare ai trasgressori. Con la sentenza n. 6633/2026 (ordinanza del 20 marzo 2026), è arrivata un’ulteriore stretta sull’argomento da parte degli Ermellini, i quali non solo hanno ribadito che il pagamento in contanti dello stipendio non è lecito, ma hanno stabilito che la conseguente sanzione amministrativa va applicata per ogni singola dazione di denaro non tracciata, eliminando di fatto il cumulo giuridico e inasprendo le multe previste.






