Non passa e non potrà mai passare il dolore della famiglia di Giulia Tramontano, che certamente si rinnova ogni volta che riappare sui media la foto in cui è ripresa felice con lo stesso Alessandro Impagnatiello che la massacrò con 37 coltellate uccidendo con lei anche il loro bambino che da sette mesi portava in grembo. «Continuare a pubblicare la foto di una donna abbracciata al suo assassino non è informazione: è violenza» ha scritto ieri su Instagram la sorella di Giulia, Chiara Tramontano, alla vigilia del processo d’appello all’ ex barman che in primo grado è stato condannato per omicidio aggravato all'ergastolo con tre mesi di isolamento. «E’ una mancanza di rispetto verso la vittima, la sua memoria, la sua dignità» ha aggiunto, perché «ogni volta che quella foto appare, non raccontate la verità: la cancellate». Poi l’appello ai media: «Basta spettacolarizzare il dolore, basta umiliare chi non può più difendersi. Questo non è giornalismo. E’ complicità».
Impagnatiello, oggi il processo d'appello per l'omicidio di Giulia Tramontano: dalla crudeltà alla premeditazione, come può cambiare il verdetto
L'assassino, già condannato all'ergastolo, punta a una riduzione della pena. La sentenza dovrebbe arrivare oggi stesso. La sorella della vittima ai media: «Basta spettacolarizzare il dolore»













