Organizzare una manifestazione per la pace servirà a fermare la guerra? Spoiler: no. A meno che non si valuti l’esistenza dei miracoli. Allora, a cosa servirà l’iniziativa in programma sabato mattina davanti alla base militare Nato di Sigonella organizzata, fra gli altri, da Cgil, Libera e Comunità di Sant’Egidio? Servirà, prima di ogni cosa, a rendere palesi, con persone in carne e ossa, idee che troppo spesso si fermano nell’effimero virtuale dei social network resi sempre meno attendibili dal propagarsi dell’intelligenza artificiale. Servirà a sfruttare al massimo un principio del quale oggi facilmente ci si dimentica, ovvero la libertà di esprimersi che è alla base di ogni ordinamento democratico. Meno si manifesta il proprio pensiero, il proprio sostegno e il proprio dissenso, meno saranno i paletti con i quali il Potere dovrà confrontarsi.
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Albert Camus, premio Nobel per la letteratura, considerava il Novecento, “il secolo della paura”. La sua definizione vale anche per i primi decenni del Terzo Millennio. E alla paura, sosteneva Camus, occorre porre rimedio riflettendo e agendo sulla base delle proprie riflessioni. “Le persone come me”, scriveva Camus nel 1946, “vorrebbero un mondo non dove non si ammazzasse più (non siamo così sciocchi!), ma dove l’omicidio non fosse legittimato”. E ancora: “Sono sempre stato convinto che se l’uomo che spera nella condizione umana è un pazzo, quello che dispera degli eventi è un vile”.










