Un fiore che nasce, cresce, soffre, viene strappato e poi torna a sperare. È il potente simbolo scelto da Oltrepalco Ricerche Teatrali per il flashmob andato in scena al teatro Kimset di Bari nella serata di lunedì 23 giugno, riproposto per la terza volta dopo gli spettacoli del 18 e del 20. Sei minuti e quaranta secondi per raccontare la guerra senza armi né parole, ma con il linguaggio del corpo, della danza, della presenza scenica.

Fondata nel 2018, l’associazione Oltrepalco nasce con l’ambizione di portare nel territorio un progetto artistico e pedagogico che unisca teatro, cinema e danza a un profondo lavoro educativo ed espressivo. I laboratori si trasformano così in luoghi di crescita personale, di coscienza collettiva e di attenzione alle tematiche sociali più urgenti.

Il flashmob, ideato come performance itinerante, si articola in quattro momenti chiave: il primo, la nascita serena di un fiore che si apre alla luce, simbolo della vita e della bellezza fragile. Poi l’irruzione di un rumore sordo e minaccioso che scuote la terra: un’eco di guerra che turba, sconvolge, deforma. Il fiore, allora, viene strappato, gesto doloroso che non ha bisogno di spiegazioni. Infine, il tempo della speranza: una donna, con una bambina nel grembo e una di dieci anni al suo fianco, pianta un nuovo fiore nella terra ferita, affidando al gesto la possibilità di un futuro ancora possibile.