Per la difesa non ci sarebbe stato nulla di “pianificato”. Anzi, il modo in cui l’assassino si è comportato dopo l’omicidio sarebbe stato “grossolano e maldestro”. Alessandro Impagnatiello torna in aula. Dopo essersi opposto, con l’avvocata Giulia Geradini, alla sentenza che lo ha condannato in primo grado all’ergastolo per il femminicidio della compagna, Giulia Tramontano, mercoledì mattina ci sarà la prima udienza davanti alla Corte d’assise d’appello di Milano.

Impagnatiello oggi è detenuto nel carcere di Pavia. È stato sottoposto all’isolamento diurno per tre mesi e gli è stata già inflitta una provvisionale per la famiglia Tramontano pari a 700mila euro. La difesa si oppone alle aggravanti della premeditazione e della crudeltà e chiede le attenuanti generiche che potrebbero ridurre la pena a 30 anni. Per la sentenza di primo grado, l’ex barman pianificò per mesi il delitto, iniziando con la somministrazione di veleno alla compagna: per questo è stata riconosciuta la premeditazione.

L’avvocata Geradini osserva però che l’ex barman, 32 anni, ha commesso “una serie di errori” nel tentativo di disfarsi del corpo, di coprire le tracce del delitto e di simulare la scomparsa della donna. “Se l’omicidio fosse stato premeditato avrebbe portato a una condotta meno maldestra”, osserva la difesa, ma è stato invece commesso nel momento in cui si sono verificati uno “smascheramento ai suoi danni” e la “distruzione irreparabile del castello di bugie costruito fino a quel momento”.