Il presidente Trump rifiuta sia l’isolazionismo dogmatico di certi Maga (che consegnerebbe il mondo a poteri folli), sia le guerre ideologiche di Neocon e Dem (che tanti danni hanno fatto in passato). Vecchi schemi da archiviare. Invece c’è per ora una sorprendente vicinanza fra la sua azione e le esortazioni di Leone XIV, pur essendo due leader assai diversi con responsabilità e compiti diversi. Il Pontefice ha affermato che «nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro»: è chiaro che l’esistenza dello Stato di Israele, colpito per decenni da organizzazioni terroristiche islamiste e minacciato di totale distruzione dall’Iran, debba essere difesa dagli Usa. Il Papa anche all’Angelus di ieri ha esortato a puntare sulle trattative: bisogna riconoscere a Trump di aver chiesto fino all’ultimo, con ostinazione, all’Iran di tornare al tavolo e ancora lo chiede per fare la pace con la rinuncia definitiva al nucleare da parte di Teheran.

Infine Leone XIV ha chiesto a tutti «l’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare»: bisogna riconoscere a Trump il merito di aver bombardato una fabbrica di atomiche, scoraggiando la corsa all’arma nucleare. Un’operazione mirata, singola, che non ha colpito le popolazioni civili, ma ha distrutto un’industria di morte. Sarebbe giusto riconoscere al presidente americano i suoi meriti. A costruire la pace nel mondo è molto più lui che manifestazioni come quelle di sabato a Roma.