La giustizia non nasce con i codici. Non nasce con i tribunali, né con le costituzioni. La giustizia, come la immaginiamo o la ricerchiamo noi oggi, è solo il più recente esito che ha visto idee e pratiche attraversare una lunga, lunghissima, storia evolutiva. Una storia che comincia molto prima dell’invenzione della scrittura, dello Stato, dell’agricoltura. Una storia che comincia nel Pleistocene, quando i nostri remoti antenati vivevano in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori e avevano davanti a sé due enormi sfide: cooperare per affrontare insieme i pericoli di un ambiente ostile convivendo, contemporaneamente, in maniera pacifica. L’ostacolo principale al raggiungimento di questi due obiettivi sta nell’opportunismo, nella prevaricazione, nella violenza che alcuni sarebbero tentati di mettere in atto per cercare di ottenere il massimo beneficio al minimo costo. Per questo i nostri progenitori hanno dovuto imparare a punire chi non rispettava le regole.
Christopher Boehm, antropologo e primatologo americano, ha dedicato la sua vita allo studio di decine di società di cacciatori-raccoglitori ancora presenti nelle zone più remote del paese nell’intento di ricostruire, attraverso di loro, le dinamiche sociali dei nostri lontani antenati. Il punto di partenza del suo lavoro è di per sé paradossale: gli esseri umani sono animali gerarchici, ma per decine di migliaia di anni hanno vissuto in società profondamente egualitarie. Perché? La risposta di Boehm è semplice ma controintuitiva: l’egualitarismo non è l’assenza di gerarchia, ma una forma “rovesciata” di gerarchia. In queste società, infatti, il potere c’è e viene esercitato, ma tale potere non è concentrato in un capo. In questi gruppi, infatti, il potere è de-centralizzato, distribuito, cioè, tra tutti i membri del gruppo. Questa distribuzione orizzontale del potere presenta due vantaggi principali: da una parte consente un monitoraggio efficace e reciproco del comportamento di ogni membro del gruppo da parte di tutti gli altri membri; in secondo luogo, nel caso in cui dovesse emergere qualche violazione delle norme sociali, si dovesse capire che qualcuno sta cercando di imporsi sugli altri – il cosiddetto “upstart” – questi verrebbero sistematicamente ridimensionati, attraverso un avvertimento, venendo messo in ridicolo, con l’ostracismo e l’allontanamento dal gruppo o, nei casi più gravi, perfino con la morte. “Le società di cacciatori-raccoglitori - scrive Boehm - sono politicamente egualitarie perché i loro membri si coalizzano per impedire che qualcuno domini sugli altri” (Hierarchy in the Forest: The Evolution of Egalitarian Behavior, Harvard University Press, 2001). La giustizia, in questo contesto, appare decisamente lontana da una mera astrazione filosofica, essa appare piuttosto come una tecnologia sociale. Essere giusti significa proteggere collettivamente il gruppo, la sua autonomia e la sua coesione. Essere giusti significa agire per fare in modo che l’avidità di pochi e la prevaricazione non abbiano il sopravvento.






