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Uno degli ingegneri colpiti dall'Idf il 13 giugno aveva minacciato un attacco nucleare non convenzionale contro Usa, Inghilterra e Israele

L’operazione israeliana "Rising Lion" contro i siti nucleari ed elementi militari del regime degli ayatollah, culminata questa notte con l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto contro l’Iran, nasconde un’altra missione non meno importante lanciata il 13 giugno da Tel Aviv. Si tratta dell’Operazione Narnia che ha preso di mira gli scienziati nucleari iraniani uccidendone nove simultaneamente nel corso di una sola notte. Il nome della missione è stato scelto per sottolineare l’audacia e l'inventiva al limite dell’impossibile dimostrata dall’esercito dello Stato ebraico.

Come confermato dall’emittente israeliana Channel 12 ripresa dal Jerusalem Post, gli scienziati di Teheran sono stati colpiti dall’Idf all’interno delle loro abitazioni. Sin dalle prime fasi della pianificazione dell’operazione, gli obiettivi erano stati divisi in quattro “livelli di eliminazione”, in base all’importanza a loro attribuita all’interno del programma nucleare iraniano. Gli scienziati con maggiore esperienza militare e più difficilmente sostituibiili sono stati classificati al livello più alto. Gli esperti uccisi avevano un’esperienza pluridecennale ed erano successori diretti di Mohsen Fakhrizadeh, considerato il padre del programma atomico della Repubblica Islamica, neutralizzato da Tel Aviv nel 2020. Quest’ultimo fu falcidiato da mitragliatrici comandate a distanza mentre era in macchina con la moglie.