Più controlli sul rapporto rischio-rendimento e rafforzamento delle strutture interne che si occupano degli investimenti. E ancora: ridurre l’eccessivo “affidamento” agli advisor e maggiore attenzione ai potenziali conflitti di interesse sui compensi dei consiglieri d’amministrazione indicati nei comitati consultivi dei fondi alternativi.

Sono alcuni dei punti chiave che emergono dalle conclusioni dell’indagine conoscitiva approvata il 12 giugno scorso dalla Commissione bicamerale di vigilanza sulle Casse di previdenza presieduta dal parlamentare della Lega ed economista, Alberto Bagnai. Un documento di un centinaio di pagine che ha analizzato performance e organizzazione delle 20 Casse di previdenza dei professionisti italiani dal 2019 al 2023. Un’analisi puntuale e necessaria visto che il sistema degli enti previdenziali privatizzati gestisce un totale attivi pari a 107 miliardi di euro (dati al 2023), che servono a pagare la previdenza di 1,7 milioni di iscritti.

Rischio e rendimento

Sugli investimenti ci sono i passaggi più interessanti. La commissione rileva la necessità di un rafforzamento delle strutture che se ne occupano. «A livello aggregato le Casse impiegano mediamente 11 risorse umane nell’area patrimonio, pari al 10% della dotazione complessiva di personale», si legge nel documento. Viene sottolineato che ciascuna risorsa umana gestisce e monitora in media investimenti per «circa 0,54 miliardi di euro. Tale aspetto pone profili d’attenzione circa l’effettiva capacità dell’ente di monitorare in maniera efficace ed efficiente il portafoglio investimenti».