Non un ritiro dalle missioni internazionali in Iraq, ma un riposizionamento di una parte del personale italiano nello stesso teatro operativo in attesa, e nella speranza, che la guerra fra Israele e Iran finisca, o quantomeno che si arrivi a breve a una solida tregua. E comunque con l’intenzione di tornare al più presto, appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno. È questo il motivo per cui un’aliquota di nostri militari è stata trasferita nelle ultime ore da Baghdad in Kuwait, nella base aerea «Castra Praetoria» di Ali al-Salem, dove da anni si trova l’«Italian national contingent command air task force» nell’ambito di «Prima Parthica», la stessa operazione portata avanti dai nostri militari sia nella capitale irachena, sia nel presidio di Erbil, come anche in quello avanzato di Benaslawa, dove c’è il «Kurdistan training center», il centro di addestramento con istruttori italiani delle forze di sicurezza Zaravani (la polizia militare curda) e dei soldati peshmerga. Proprio ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il trasferimento è legato di un’iniziativa «per motivi di sicurezza: si tratta — ha aggiunto — di un reparto di carabinieri che si trovava nei pressi dell’aeroporto» di Baghdad.