Adorano rovinare il diritto alla mobilità degli italiani. L’unico weekend sacro è quello loro, quello dei sindacalisti che preferiscono far saltare i piani degli italiani. E mettendo in mezzo alle piattaforme scioperaiole le questioni di politica estera... Ieri l’ennesima giornata di disservizi di marca sindacale. Gli stessi dati sulle adesioni sono differenti per settore e per realtà territoriali: restano i disagi. Per gli autonomi tipo Usb nelle ferrovie gli scioperi hanno riguardato cifre superiori al 70 per cento dei lavoratori; altre fonti ridimensionano i numeri.
Per il trasporto pubblico locale si è registrata una situazione altamente variabile da regione a regione. In molte città si sono riportano disagi significativi, soprattutto fuori dalle fasce garantite (al mattino presto e la sera). A Roma, Milano e altre grandi città, molti pendolari hanno segnalato bus e metro affollati o irrimediabilmente sospesi al di fuori delle fasce garantite. Aldilà dei numeri ballerini, c’è da chiedersi se in queste condizioni, alla vigilia dell’estate, il paese possa tornare a sopportare gli scioperi del weekend. In certe condizioni il diritto rischia di diventale privilegio pagato dal cittadino. Se i treni sono cancellati, se i mezzi pubblici si fermano e il traffico si congestiona, a rimetterci sono soprattutto le persone che devono lavorare. E tutto questo perché gli scioperi sono convocati da sigle ultraminoritarie sulla base di piattaforme sconclusionate e infarcite di slogan ideologici, paralizzando il Paese nel nome di un conflitto permanente che nulla ha più a che fare con la difesa concreta del lavoro.








