Chissà se qualcuno se ne accorgerà, ma per lunedì 9 marzo l’Unione Confederale dei Sindacati di Base ha proclamato uno sciopero generale. La cosa in sé non fa notizia, se si considera che nel 2025 in Italia sono stati annunciati 1480 scioperi, quattro al giorno domenica e feste comandate incluse, 536 dei quali sono anche stati fatti. Tutti praticamente senza ottenere nulla. Quello che stranisce è l’elenco delle motivazioni per cui il sindacato invita i suoi iscritti a perdere un giorno di paga: sono elencate ben diciannove ragioni, ciascuna delle quali ne contiene altre tre o quattro e molte delle quali non hanno alcun legame tra loro.
L’Usb ha inventato e brevettato lo sciopero minestrone: l’organizzazione fornisce un elenco di buoni propositi che ritiene condivisibili, sta poi al lavoratore trovarne almeno uno valido per restare a casa senza stipendio. Una formula omnicomprensiva e fantasiosa, ma poco efficace visti i risultati delle più recenti agitazioni: capita infatti che, nel lungo menù proposto, la maggioranza dei lavoratori trovi almeno una buona ragione per lavorare. Sono le singole battaglie quelle che scaldano i cuori, sono gli obiettivi precisi e realizzabili quelli che mobilitano le masse. Invece no, il comunicato sindacale sembra una frase di Gino Bartali quando arrivava secondo dietro Fausto Coppi: è tutto sbagliato, tutto da rifare.











