Un tempo lo sciopero era una cosa seria. E a maggior ragione lo era lo sciopero generale. Venivano indetti entrambi, il secondo più del primo, solo in casi eccezionali e per motivi solidi e ben precisi. Anche chi non era interessato in prima persona alle rivendicazioni portate avanti, sopportava i sacrifici che gliene derivavano e rispettava i sindacati, necessario elemento di una sana vita democratica. La proliferazione degli scioperi a cui abbiamo assistito nell’ultimo periodo, la genericità demagogica dei motivi per cui sono stati convocati, ha indubbiamente fatto perdere ad essi, presso l’opinione pubblica, quell’aura di rispettabilità. E sono davvero in pochi oggi coloro che si trattengono dall’inveire contro gli scioperanti. A soffrire di questa situazione è proprio il diritto di sciopero, che è costituzionalmente garantito e che oggi in molti vorrebbero limitato o addirittura abolito.

E a soffrirne sono i sindacati, la cui credibilità non era mai stata così bassa come quella attestata dagli ultimi sondaggi. Il problema è sicuramente delle attuali leadership sindacali, le quali hanno sostituito la ragion propria di ogni associazione dei lavoratori, cioè il miglioramento salariale e la difesa del lavoro, con il perseguimento di obiettivi politici generali quali possono essere la caduta di un governo o la creazione di un clima di “rivolta sociale” nel Paese (per utilizzare la mai sconfessata affermazione di Maurizio Landini, il segretario del maggior sindacato italiano, quella Cgil i cui iscritti sono oggi per lo più pensionati). Prendiamo lo sciopero generale di oggi. Dopo tanti scioperi indetti per motivi del tutto estrinseci quali possono essere quelli legati alle guerre nel mondo o al riconoscimento della causa palestinese, esso ha di mira un tema economico: la legge di bilancio in discussione in parlamento. La quale però viene definita una “manovra di austerità” in modo vago e generico e, soprattutto, senza che vengano proposte soluzioni realistiche per non farla essere tale, ammesso e non concesso che lo sia.