Mancava da un po’, in effetti, una nuova vittima del “bullismo” autoritario del governo Meloni da santificare e da mostrare come icona della cultura oltraggiata dalla destra. Il personaggio che si avvia a sostituire sul piedistallo dei martiri immaginari lo scrittore Antonio Scurati è il drammaturgo Stefano Massini che lamenta l’annunciato declassamento del teatro di cui è direttore, La Pergola di Firenze, secondo quanto stabilito da apposita commissione del Mic. Massini non difende solo l’onorabilità del teatro ma soprattutto i finanziamenti che, se il declassamento avesse luogo, si ridurrebbero del 20%. Massini si ribella: «Tanto più – dice – che molti degli artisti sono gli stessi dell’anno scorso, quindi perché la stessa commissione a distanza di un anno decide per 20 punti di meno?». L’attore è sicuro che vogliono colpire lui, una sorta di simbolo della resistenza a un esecutivo fascistoide.
La sinistra è in subbuglio: la Cgil si indigna, Piero Pelù scende in campo, Concita De Gregorio verga articoli ridondanti, Fratoianni si appella a Giuli: «Non si renda ridicolo». La sindaca di Firenze denuncia: la destra vuole colpire la città, anzi l’intera Toscana (meglio abbondare). Dietro tutto questo però c’è la valutazione di una commissione di sette membri che a maggioranza ha stabilito il punteggio da dare alla programmazione del teatro. Tre commissari si sono dimessi per non essere “complici” di una decisione che non condividevano. Ma chi sono i tre dimissionari che hanno dato il là a tutta la polemica? Su di loro fa chiarezza il senatore di FdI Paolo Marcheschi: «Non era mai accaduto che tre membri della Commissione nazionale di valutazione del ministero si dimettessero per aver perso una votazione» e che «una volta usciti dalla Commissione diffondessero la notizia alla stampa per attaccare il governo.












