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L’azienda della famiglia Bariselli produce un numero limitato di etichette (e di bottiglie) secondo i princìpi della biodinamica. In cantina solo millesimati e solo lunghi affinamenti sui lieviti, come i 90 mesi del Riserva e i 70 dell’Opposé. “Saper aspettare è una qualità di chi lavora la terra”, dice il patròn Gian Mario Bariselli, che guida l’azienda con la figlia Gloria

La Franciacorta non è sempre stata il paradiso dorato delle bollicine. C’erano i campi, il fango, qualche vite e i cavalli da tiro. I Barisèi – come vengono chiamati in dialetto i Bariselli – sono lì da allora, ben prima che il metodo classico entrasse nei disciplinari e nei sogni di gloria. La loro storia parte nel 1898, a Nigoline, e ancora oggi, tra le vigne, pascolano vacche fassone. Producono “burro nero”, cioè letame, concime unico della casa. Con buona pace dei cataloghi enologici.

A fondare l’azienda vitivinicola I Barisèi è Gian Mario Bariselli, figlio di agricoltori e oggi affiancato dalla figlia Gloria. Siamo a Erbusco, centro simbolico della denominazione. L’azienda conta oggi 48 ettari vitati, tutti su suoli morenici di origine glaciale, con esposizioni e altitudini che garantiscono una materia prima ricca di personalità. Il 85% è Chardonnay, il resto Pinot Nero. Dal 2014, tutto è condotto secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Con qualche anticipazione da manuale: nel 2016, I Barisèi introduce la microirrigazione interrata, molto prima che l’emergenza climatica facesse le sue prime conferenze stampa.