Alfredo Cazzola è il presidente più titolato della storia della Virtus. Quattro scudetti e un’Eurolega, più varie ed eventuali, nei felici ultimi dieci anni dello scorso millennio. Uscì dall’arena nel 2000, si godette pure una promozione in A col Bologna Calcio, ma non s’è ritirato sull’isola del tesoro. A vedere la Virtus torna spesso, insieme al figlio Alessandro, e dalla prima fila di parterre lo scudetto l’ha visto bene.
«Sì, e lo definirei lo scudetto dell’orgoglio. Di bravi professionisti che a un certo punto sono andati oltre, decisi a non buttar via la stagione, a dimostrare di sentirsi migliori di com’erano apparsi. Bravi loro e grande merito all’allenatore. E anche al presidente Zanetti, perchè quello che è successo in società è servito a mettere tutti davanti alle proprie responsabilità. Ha guidato da solo, ma ognuno dell’organizzazione ha fatto il suo e queste risposte sono sempre belle lezioni di sport. Il resto l’ha fatto in campo un’impensabile condizione fisica, resuscitando gente che aveva appena subito un trauma cranico o era acciaccata per mille malanni. Tutto sparito, andavano il doppio».
Se l’aspettava tutto questo?
«Francamente no. Come tutti, credo, dopo troppi alti e bassi. È girato il mondo in quei tre minuti di Shengelia contro Venezia. Da fuori che eravamo, di lì in poi irresistitibili. Battendo tutti i migliori».









