Arriva nel prestigioso scenario di Cappella Farnese il saluto alla nazione bianconera di Toko Shengelia. Emozionato lui ed emozionante il discorso del giocatore simbolo della Virtus tricolore. Andrà al Barcellona, e si sapeva da tempo, ma il modo in cui ha giocato questi playoff anche dopo l’infortunio dimostra lo spessore dell’uomo, non solo dell’atleta. Bologna gli è entrata nel cuore e un giorno ci si rivedrà magari con un’altra generazione di Shengelia («I miei figli giocano a basket, ho già detto a Ronci che li tenga d’occhio perché vorrei giocassero qui»). Come si evince dalle sue sincere parole, le Due Torri saranno sempre una casa lontano da casa: «Inizialmente ero arrivato solo per sei mesi, ma il mio amico Sanikidze che aveva giocato con la Virtus mi disse che non avrei commesso l’errore di andarmene - ricorda Toko fra pause figlie dell’emozione -. È difficile esprimere a parole le emozioni e tutto l’amore che ho sentito in questi anni, anche da parte della gente non tifosa di basket. Sarebbe stato difficile scrivere una storia migliore. Ringrazio Zanetti, alla festa di Natale ci aveva chiesto la Coppa Italia: gli abbiamo portato lo scudetto e speriamo sia meglio».
Shengelia addio, l'eroe dello scudetto Virtus lascia Bologna: «Difficile scrivere una storia migliore»
Andrà al Barcellona. A Bologna, inizialmente, doveva restare solo 6 mesi «ma il mio amico Sanikidze che aveva giocato con la Virtus mi disse che non avrei commesso l’errore di andarmene». È rimasto. E ha vinto il titolo, dedicato a Polonara: «Lo scudetto è al 100% per lui e poi per il resto di noi»










