All’inizio fu un tweet. Le bombe su Gaza piovevano da tre settimane, quando il giornalista e scrittore Omar El Akkad affidò alla Rete il suo messaggio visualizzato dieci milioni di volte: «Un giorno tutti diranno di essere stati contro». La denuncia della feroce ipocrisia dell’Occidente dinanzi al massacro che è diventata un libro omonimo (Gramma Feltrinelli). La cronaca del tradimento della promessa di libertà e giustizia, che ha colpito profondamente Antonio Scurati. Mentre la nuova guerra tra Israele e Iran rischia di ridurre al silenzio quello che accade lungo la Striscia, lo scrittore tradotto in tutto il mondo, autore della monumentale saga M che racconta l’ascesa e la caduta Mussolini, e il giornalista arabo che vive negli Stati Uniti, si confrontano nel lungo dialogo che apre il nuovo Robinson in edicola da domenica 22 giugno con Repubblica: e adesso Gaza? È Scurati a raccontare la loro conversazione con un incipit che è una dichiarazione di intenti: «Non abbiamo il diritto di arrenderci. Gaza impone a tutti un esame di coscienza».

Lo scrittore Antonio Scurati autore della monumentale saga M che racconta l’ascesa e la caduta Mussolini

Il confronto parte dalla parola «genocidio» che, dice Scurati, i governi di numerosi Stati, tra i quali Italia e Stati Uniti, «si rifiutano drasticamente di riconoscere». Perché è un termine, risponde El Akkad, che «comporta l’obbligo di impedire che avvenga». In gioco non è solo la sopravvivenza dei palestinesi: «Quando a perpetrare il massacro sistematico dei civili è uno Stato democratico fiancheggiato dai governi di Stati democratici, la democrazia si svuota di ogni sostanza», avverte Scurati. Per El Akkad, che da giornalista è stato inviato in Afghanistan, siamo a un punto di non ritorno: «Ho visto troppi bambini trucidati per riuscire ad accettare ancora la farsa del liberalismo». Ma, se si precipitasse verso il punto di rottura definitivo con il liberalismo occidentale, «verso quale destinazione può espatriare chi decide di abbandonare l’illusione democratica?», si chiede Scurati. La speranza per El Akkad è «nei movimenti di solidarietà che stanno emergendo».