Denuncia l'ipocrisia dell'Occidente, la paura di prendere una posizione chiara e di usare la parola genocidio per descrivere quello che sta accadendo a Gaza lo scrittore e giornalista arabo Omar El Akkad, autore di un tweet visualizzato più di dieci milioni di volte, che ha fatto il giro del mondo e poi è diventato il titolo del suo libro 'Un giorno tutti diranno di essere stati contro' (Gramma Feltrinelli).
"Quando ho fatto questo tweet pensavo al cosiddetto liberale moderato che non riesce a prendere una posizione definita perché non è ancora chiaro quale sia la situazione più sicura, che lo salvaguarda maggiormente" dice all'ANSA Omar El Akkad che è nato al Cairo, è cresciuto a Doha, in Qatar, si è poi trasferito in Canada e oggi vive vicino a Portland, in Oregon, con la moglie e le figlie.
"Se pensiamo al Sudafrica oggi in quel paese nessuno direbbe di essere a favore dell'apartheid e nessun americano risponderebbe che era a favore della segregazione. Ma sono eventi conclusi. Oggi non è più accettabile essere persone così. E' impossibile non indignarsi davanti al genocidio che si sta verificando a Gaza, ma per molti privilegiati della società occidentale assumere un determinato atteggiamento può avere conseguenze gravi: puoi perdere gli amici, il lavoro, non chiudi più contratti importanti. Dopo, diranno tutti che era sbagliato" sottolinea El Akkad, per la prima volta al Festivaletteratura di Mantova, che ha negli occhi la sofferenza di quello che ha visto e continua a vedere e una profonda delusione. "È da quando avevo cinque anni che frequento scuole inglesi o americane, l'inglese è la mia lingua dominante. Ho sempre guardato all'Occidente e tutte le volte che in questo mondo vedevo contraddizioni le mettevo in una sorta di scatola e mi dicevo ' è un momento, un'eccezione, una situazione passeggera'. Fino a due anni fa. Ora non passa giorno in cui svegliandomi e accendendo il mio computer non veda immagini terrificanti di distruzione e carneficina. Non riesco più a mettere in una scatola il fatto che una bambina di 6 anni muoia di fame o che un neonato venga decapitato. Non è più un'eccezione" afferma.








