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Ultimo aggiornamento: 19:54

Quando Kaja Kallas a marzo incontrò a Tel Aviv il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, affermando “we are very good partners”, l’europarlamentare belga Marc Botenga (Left) la criticò con un intervento in Aula diventato virale sul web: “Partners in cosa? Nel genocidio? Nella pulizia etnica? Lei sa che la Corte Penale Internazionale ha chiesto l’arresto dei leader israeliani: queste parole non devono mai più essere pronunciate”. Dopo che Kallas ha giustificato le mancate sanzioni dell’Ue a Israele affermando che le metterebbe ma che non c’è unanimità tra i 27 Stati membri, Botenga ha commentato che questo “è solo un modo per nascondersi perché non vuole prendere iniziative”.

Botenga, Kallas afferma di non poter procedere alla revisione dell’accordo di associazione Ue-Israele perché “non c’è unanimità tra i 27 Stati membri”. È così?

Per un anno e mezzo la Commissione europea ha detto che non voleva la sospensione dell’accordo. Ora la Kallas prova a dire “vorrei, ma non posso”, ma mente. Innanzitutto perché l’Alta Rappresentante non deve agire come una segretaria dei 27 Ministeri degli Affari Esteri, ma come una coordinatrice, che spinge in determinate direzioni. È vero che certi Paesi, come l’Italia e la Germania, si oppongono alle sanzioni a Israele. Però, anche alle sanzioni contro la Russia alcuni Paesi si sono opposti. E in quel caso la Kallas ha svolto un ruolo attivo per convincerli perché le sanzioni venissero adottate, come poi è avvenuto. Nell’attuale revisione, il suo compito è innanzitutto presentare un’analisi approfondita delle violazioni israeliane del diritto internazionale. Inoltre, non è vero che per ogni misura sanzionatoria serva l’unanimità.