Quando pensi che l’Europa abbia toccato il fondo, quello è il momento in cui a Bruxelles si inizia a scavare. Ieri l’Alto rappresentante per la politica estera, l’estone Kaja Kallas, ha svelato il suo desiderio: sanzionare Israele. Che la signora fosse inadeguata per quel ruolo lo sapevamo, ma che potesse superare i suoi predecessori - il nulla cosmico di Federica Mogherini e la trombonaggine di Josep Borrell - non era scontato. Kallas ha messo a segno l’impresa ieri, dichiarando al mondo il suo sconforto nel non riuscire a punire Israele perché non c’è accordo tra i 27 Stati dell’Unione. Per fortuna c’è ancora qualcuno che non ha consegnato la testa ai tagliagole di Hamas e ai boia dell’Iran.
Resta il messaggio, sconvolgente: a Bruxelles pensano di dare una lezione a Bibi Netanyahu, mentre l’Iran lancia una pioggia di missili sulle città israeliane, gli ebrei si riparano nei rifugi e a Gaza gli zombi di Hamas non rilasciano gli ostaggi, ebrei rapiti durante la strage del 7 ottobre 2023. Un’istituzione incapace di distinguere tra il bene e il male è il problema, non la soluzione, rivela la crisi profonda in cui è piombata l’Europa. Siamo di fronte a una minaccia esistenziale - la bomba atomica dell’Iran, il burattinaio della strategia del terrore in Medio Oriente - e nella Commissione Ue c’è chi confonde l’ora della guerra giusta con l’ora del the radioattivo.







