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Ultimo aggiornamento: 13:16

di Paolo Gallo

Ursula von der Leyen ha parlato. Dopo mesi di silenzio imbarazzante e di timide dichiarazioni da nota stampa, la Presidente della Commissione europea ha finalmente annunciato sanzioni contro alcuni ministri israeliani e la sospensione parziale dell’accordo di associazione con Israele. Applausi a Strasburgo, titoli sui giornali, l’Europa “ritrova la voce”. Peccato che quella voce arrivi come un’eco distante, coperta dal rumore assordante di settemila, ventimila, trentamila… fino a settantamila morti. Un’eco che arriva quando la tragedia ha già scavato crateri di sangue e disperazione.

Sarebbe stato necessario agire subito, quando la spirale di violenza era già evidente, quando le bombe cadevano su ospedali e scuole, quando le agenzie umanitarie denunciavano la catastrofe imminente. Invece no: Von der Leyen ha preferito la calma olimpica, lo stile “signora delle cerimonie”, più preoccupata di non incrinare la fragile armonia delle cancellerie europee che di fermare l’emorragia di vite a Gaza. Oggi, con tono grave, scopre che “l’anima stessa del diritto internazionale è sotto attacco”. Benvenuta alla realtà, Presidente. Peccato sia un funerale, non un convegno.