Non siamo nel secolo scorso, Gualtieri non indossa la minigonna e soprattutto è uomo. Quindi la regola dovrebbe essere “allora te le cerchi”... Quello che Il Tempo ha efficacemente definito il vizietto come titolo dell’articolo di Giulia Sorrentino testimonia un sindaco in preda ad astinenza da prestazione, ha bisogno frenetico di spendere, sembra quasi alla vigilia di una campagna elettorale, chissà. Prima i circa 350mila per la piazza per l’Europa; adesso altri ottantamila euro destinati al Pride che si è svolto sabato a Roma. Ma Gualtieri è così sicuro di poter spendere impunemente i soldi dei cittadini romani per festa e farina? E salendo su quel palco con tanto di fascia tricolore che dovrebbe significare rappresentanza di tutti e non di una parte?
Decide da solo, il sindaco, chi merita i nostri quattrini e chi no. Nel caso del Pride si è fatto sostenere da una delibera votata dalla giunta nominata da lui, senza avere la decenza di passare per quell’odioso Consiglio comunale dove ci sono anche gli “altri”. Per l’Europa se ne era bellamente fregato, senza nemmeno lo straccio di un atto di indirizzo sul tema. E si becca le reazioni conseguenti. Una da parte del capogruppo leghista Fabrizio Santori, l’altra da Fdi col suo segretario regionale Paolo Trancassini. Entrambi mossi dalla richiesta di trasparenza.







