Ci devono per forza sbattere il muso. In tutta Roma il sindaco Gualtieri voleva reclutare famiglie che ospitassero migranti. L’idea di passare alla storia come un benefattore con i quattrini degli altri. La memorabile pretesa di mettere in casa nostra e non sua sconosciuti arrivati da chissà dove. Nel paese dove è ancora complicato adottare bambini, l’inquilino del Campidoglio pretendeva di impartire una lezione di civiltà (a modo suo) all’Italia intera dalla postazione del Campidoglio. Ma ha fatto flop, come ha rivelato ieri Il Tempo. I romani gli hanno voltato le spalle. Quattrocentomila euro stanziati- per un’associazione, mica per le famiglie - e appena in tre cittadini hanno risposto al bando. Due italiani e uno straniero. Pare una beffa. Fra quasi tre milioni di romani non è riuscito Gualtieri l’invincibile, dicono - a trovare un centinaio di compagni volontari. Porte chiuse, bussa altrove.

E che cosa poteva pretendere il sindaco da una città che non ne può più di migranti e chissà quanti clandestini. Sobbarcarsi pure le spese per ospitare i nuovi cocchi di Roma? Il bando per far alloggiare in casa dei romani qualche Soumahoro di risulta era già stato criticato seriamente dal capogruppo leghista Fabrizio Santori, in particolare sui quattrini finiti alla Refugees Welcome Italia e non alle famiglie ospitanti. Ieri è toccato scavare negli atti comunali alla consigliera di FdI Maria Cristina Masi che ha scoperto la figuraccia del Comune. Sono state appena tre le convivenze attivate tra gennaio e marzo, con una media di una nuova convivenza al mese. Un risultato penoso. La Masi ha fatto un accesso agli atti per capire come stesse andando il servizio e, soprattutto, quante erano le famiglie coinvolte nel progetto. Quando ha letto che erano solo tre gli adottanti, ha denunciato quella che è un’autentica presa in giro: per i migranti e le famiglie romane, non certo per chi incassa quattrocentomila euro per “sensibilizzare” i cittadini verso la preziosa opportunità...