Il 4 giugno 2025 è stata promulgata legge giapponese sull’intelligenza artificiale che già nel titolo fa capire chiaramente la scelta politica assunta da Tokio: Jink? chin? kanren gijutsu no kenky? kaihatsu oyobi katsuy? no suishin ni kansuru h?ritsu (Legge sulla promozione della ricerca, sviluppo e utilizzo delle tecnologie relative all’intelligenza artificiale).A differenza dell’Unione Europea, bloccata dall’applicazione di un principio di precauzione non ancorato ad elementi oggettivi e misurabili, il Giappone ha compiuto una scelta estremamente pragmatica e consapevole: non “regolare l’IA” —qualsiasi cosa essa sia— ma potenziare ciò che serve per costruire le tecnologie necessarie al suo funzionamento.

In sintesi, dove la UE tira il freno a mano di una macchina parcheggiata a motore spento per evitare che si ribalti, il Giappone fa in modo di costruire strade efficienti per arrivare prima e meglio a destinazione.

“In passato” — spiega l’osservatorio Keiyaku Watch— la UE ha promosso l’adozione di una cosiddetta hard law, l’AI Act, stabilendo regole rigide su quei tipi di AI considerati ad alto rischio. In risposta, gli USA, timorosi che una scelta del genere potesse frenare l’innovazione … si sono coordinati con il Giappone e altri Paesi per adottare un approccio regolamentare basato sulla soft law”. Tuttavia l’approccio UE e il cambio verso una rotta “legalista” imposto dall’AI Executive Order dell’amministrazione Biden hanno convinto il Giappone a continuare lungo la strada della soft law.”