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19 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:02

In Italia, l’adesione al movimento Donne, Vita, Libertà è stata rapida, visibile, unanime. Celebrità, influencer, politici e media hanno amplificato slogan, condiviso post, organizzato eventi. Ma mentre in Iran si pagava con la vita, qui si raccoglievano applausi. Nessuno rischiava nulla. Anzi, sostenere quella battaglia era perfettamente compatibile con gli interessi del nostro Paese, utile a rafforzare la narrazione “giusta” del mondo: noi, paladini dei diritti; loro, il regime da abbattere.

Eppure oggi, di fronte all’aggressione israeliana contro l’Iran, molti di quegli stessi nomi tacciono. Oppure parlano in modo ambiguo, cercando un equilibrio impossibile tra due lati che non sono equivalenti. Alcuni danno la colpa “a entrambi”, altri evitano il tema, altri ancora si schierano apertamente con Israele. Nessuno, o quasi, ha ricordato che anche in questo caso esiste un diritto internazionale, che un Paese aggredito – l’Iran – ha diritto alla difesa. Le stesse voci che ieri si proclamavano solidali con le donne iraniane oggi non osano nemmeno pronunciare la parola “illegalità” a proposito dei bombardamenti israeliani.