MURANO (VENEZIA) - Della loro presenza in Africa si era accorto anche Joseph Conrad, che in "Cuore di tenebra" (1899), il suo romanzo più celebre, nomina le perle di vetro. Descrivendo gli ornamenti di una donna africana cita «numerose collane di perle di vetro attorno al collo» e in un altro passaggio scrive di «perle di vetro valutate un penny al quarto» (un quarto di gallone, due pinte, corrisponde a poco meno di un litro). Ebbene, quasi tutte queste perle di vetro che invadevano l'Africa avevano un luogo preciso di provenienza: Murano. E quelle non fabbricate nell'isola della laguna veneziana erano spesso loro imitazioni: l'Olanda, per esempio, aveva impiantato fornaci che producevano finte perle veneziane. I millefiori, le rosette, le conterie, erano ambitissime dalle donne africane, ma servivano per il più sordido dei commerci: quello degli schiavi. Per alcuni secoli le moneta con la quale i mercanti arabi ed europei compravano gli schiavi erano le perle colorate prodotte a Murano. Le perline di conteria, più semplicemente chiamate "conterie", sono uno degli oggetti più globalizzati del mondo: le si ritrova ovunque, dall'Africa alla Siberia, alle due Americhe. Pochi sono però gli studi che si dedichino a questo commercio tanto pervasivo e significativo. Ora prova gettare un po' di luce Pierre Niccolò Sofia, con "Perle, schiavi e zucchero. Venezia e la proto globalizzazione del XVIII secolo", edito da Viella.
Perle e schiavi, storia di commerci (e di diritti): il libro che ricostruisce il ruolo delle creazioni di Murano come merce di scambio
MURANO (VENEZIA) - Della loro presenza in Africa si era accorto anche Joseph Conrad, che in "Cuore di tenebra" (1899), il suo romanzo più celebre, nomina le perle di vetro....






