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19 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:32
Le spese militari nei Paesi europei sono in continuo aumento, la reintroduzione della leva militare obbligatoria è tornata al centro del dibattito pubblico, mentre le parole d’ordine dell’Ue sono diventate “riarmo”, “guerra” e “preparedness”, traducibile in italiano nella più specifica “preparazione al conflitto”. Maggiori spese militari, tuttavia, alimentano la corsa al riarmo e i conflitti regionali mentre, sul piano interno, sottraggono risorse ad altre voci di spese nazionali e comunitarie, mettendo in secondo piano il welfare e il benessere dei cittadini. Il piano RearmEurope è esemplificativo di questo spostamento di risorse verso il warfare: le istituzioni europee hanno da una parte reso possibile l’uso dei fondi di coesione per progetti di stampo militare, dall’altra hanno aperto al superamento dei limiti del 3% stabilito dal Patto di stabilità, concedendo fino a un ulteriore 1,5% di sforamento se i fondi saranno impiegati per acquistare armamenti. Entrambe le misure hanno un effetto negativo sul welfare, in quanto spostano fondi e creano ulteriore debito che gli Stati potrebbero poi ripagare tagliano altre voci di spesa pubblica. Ma il progetto di riarmo europeo sta cambiando anche la natura stessa del Vecchio Continente che da Unione di pace sta diventando sempre di più un’Unione militare. Il processo di militarizzazione dell’Ue è al centro del volume Europa a mano armata pubblicato da Sbilanciamoci!, a cura di Futura D’Aprile, e al cui interno sono presenti analisi approfondite e possibili alternative alla trasformazione dell’Europa.








