Imperturbabile, senza tradire alcun sussulto della coscienza, una smorfia di sconforto sul viso, un segnale di tracollo emotivo, un segno di ravvedimento, Filippo Manni ha confessato il matricidio. Tanto è trapelato dell’interrogatorio del 21enne studente di economia all’Università La Sapienza di Roma, reso al pubblico ministero Simona Rizzo, alla presenza dell’avvocato Francesco Fasano. Quasi un’ora e mezzo di faccia a faccia.
«Ad un certo punto mi si è spento tutto, sono salito al piano di sopra, ho preso l’ascia e l’ho uccisa, ma altre volte, per scherzo, l’ho pensato dicendoglielo e adesso l’ho fatto». Parole chiare, scandite, a quanto pare, con lucida freddezza, quelle di Filippo Manni. Misurate, precise, tanto da non lasciare spazio ad alcuna interpretazione, se non quella attinente al crudo significato letterale.













