PORDENONE - Il viaggio in treno di notte per risparmiare sul pernottamento, la sveglia all’alba, il cambio a Bologna, l’arrivo puntuale a Pescara per le 8.30, in tempo per partecipare a un corso di preparazione a un esame decisivo per la sua carriera. Ma a destinazione non ci è mai arrivato. A causa di un ritardo accumulato già sulla tratta Pordenone–Bologna, ha perso tutte le coincidenze.

La prima corsa utile per Pescara sarebbe partita alle 8 del mattino, troppo tardi: l’arrivo previsto era per mezzogiorno. A quel punto, non è rimasto altro da fare che tornare indietro. Biglietto rimborsato, un altro per Pordenone in mano, qualche ora passata in stazione con altri viaggiatori nella stessa situazione; e una giornata completamente persa. Il disagio, condiviso sui social, è diventato l’ennesima fotografia di una normalità sempre più difficile da giustificare. È questo il punto: l’eccezione ormai non fa più notizia. I ritardi ferroviari che un tempo avrebbero alimentato l’indignazione collettiva oggi rientrano nella routine.

Lo dimostrano i dati raccolti tra il primo e il 18 giugno nella stazione di Pordenone. Su un totale di 1.087 partenze, ben 179 hanno subito un ritardo superiore ai cinque minuti. In percentuale, il 16,47 per cento. Non va meglio per gli arrivi: su 1.072 treni monitorati, 155 sono giunti fuori orario, pari al 14,46 per cento. In poco più di due settimane, si contano 334 corse in ritardo. Una media di quasi venti al giorno. Non si tratta di disservizi gravi o eclatanti, ma di una somma continua di piccoli slittamenti che, messi insieme, generano conseguenze reali: studenti che arrivano in ritardo agli esami, lavoratori costretti a giustificarsi con i datori di lavoro, viaggiatori che perdono coincidenze, appuntamenti, treni a lunga percorrenza. Un problema strutturale, che si presenta – questo si - con puntualità ogni mese, senza mai essere davvero risolto. A febbraio, nella stessa stazione, si era registrata una media di dieci treni in ritardo al giorno, con picchi di diciotto. Ad aprile, nel campione di monitoraggio pubblicato all’inizio del mese, su sessantasei partenze rilevate diciassette erano fuori orario: il 25,76 per cento. Nessun miglioramento sensibile nel tempo, nessuna inversione di rotta. A preoccupare, più dei numeri, è la tendenza ad accettarli.