VENEZIA - Quasi come una telenovela brasiliana, quando si attende il colpo di scena e invece le puntate continuano a scorrere senza che nulla accada. Con il terzo mandato per i presidenti di Regione è più o meno la stessa cosa. Si attende la formalizzazione da parte della Lega di un emendamento (nel caso specifico al disegno di legge sul numero dei consiglieri e degli assessori regionali) che tolga il blocco dei due mandati ai governatori, ma l’emendamento ancora non c’è. Si attende il vertice tra i leader del centrodestra, così che venga trovata una soluzione e si individui un’intesa, ma il tavolo che dovrebbe far sedere assieme Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini ancora non è stato convocato, forse sarà domani, prima o dopo il consiglio dei ministri, forse lunedì, in ogni caso prima di martedì perché poi la premier ripartirà per il vertice Nato dell'Aja e per il Consiglio europeo che si terrà a seguire. E intanto Forza Italia continua a cannonneggiare: «Non mi vendo per un piatto di lenticchie», ha detto Tajani. Insomma, è stallo.

A sentire i fiduciosi la situazione si bloccherà ai primi di luglio. La tesi è che conviene prima di tutto alla premier Meloni blindare il Governo per ricandidasi nel 2027 senza avere “rogne” da Zaia e Fedriga. A sentire i pessimisti, l’emendamento sarà presentato, la discussione inizierà, ma andrà per le lunghe tanto da arrivare a settembre senza un nulla di fatto e con i governatori in scadenza (Veneto, Marche, Toscana, Campania, Puglia) di fatto costretti a indire le elezioni in autunno. Ma con le attuali regole, cioè senza terzo mandato.