VENEZIA - Non basterebbe modificare la legge statale: occorrerebbe anche adeguare la norma regionale. Sarà possibile trovare l'accordo politico e completare la doppia approvazione entro l'inizio di ottobre, termine massimo per l'indizione delle Regionali in autunno? Non è detto, motivo per cui torna a balenare l'ipotesi del rinvio delle elezioni alla primavera, nello scenario al vaglio dei giuristi incaricati di studiare la praticabilità del terzo mandato (quarto per Luca Zaia) nella prossima tornata.
Vista la delega politica conferita dalla Lega al ministro Roberto Calderoli, la soluzione del nodo è tecnicamente nelle mani di Claudio Tucciarelli, capo di gabinetto e consigliere di Stato. In attesa delle sue valutazioni, e dell'intesa nel centrodestra, è immaginabile che possa essere individuata la via del disegno di legge governativo con procedura d'urgenza. L'esperienza parlamentare insegna però che, a dispetto della semantica, occorrono mediamente tre mesi per arrivare al voto nella prima delle due Camere, considerata la prevedibile ondata di emendamenti da parte dell'opposizione. Dopo la seconda lettura nell'altro emiciclo, bisognerebbe poi che la legislazione regionale recepisse la modifica del tetto da due a tre mandati, visto che nel 2012 il Veneto si era adeguato a quella limitazione. Trattandosi di materia elettorale, sarebbe necessario il voto favorevole della maggioranza assoluta dell'assemblea legislativa, il che probabilmente non sarebbe un problema dati i rotondi numeri zaian-leghisti. Supponendo che Palazzo Ferro Fini imprima la massima velocità all'istruttoria in commissione e alla discussione in aula, servirebbero comunque almeno tre settimane. Dal momento che siamo a metà giugno, e che le Regionali devono essere indette non meno di 50 giorni prima della data prescelta (non oltre il 23 novembre), si riuscirà a fare tutto questo con la pausa agostana di mezzo?










