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Ultimo aggiornamento: 13:27
L’aggressione di Israele all’Iran rappresenta un crimine ed è espressione di una politica di potenza cui nessuno sembra in grado di mettere argini. Secondo le dichiarazioni dei governi del G7 l’Iran è la “principale minaccia per il Medioriente”; ma l’attacco, che ha causato distruzioni di vite e infrastrutture civili, è partito da Israele e non dall’Iran. Non si tratta di sostituirsi alle iraniane e agli iraniani nell’esprimere simpatia al regime di Teheran, bensì di esprimersi sulla nuova guerra intentata da uno stato intenzionato a continuare a esercitare violenza sull’intera regione, allontanando da essa ogni prospettiva di soluzione politica e trasformazione sociale.
Gli stati del G7 insistono sul “diritto di Israele a difendersi”; ma in che modo un attacco unilaterale potrebbe qualificarsi come operazione difensiva? La guerra preventiva è una dottrina che non trova spazio nelle norme internazionali scritte, e già ha prodotto catastrofi storico-politiche e umanitarie quando utilizzata, con diverse formulazioni retoriche, dagli Stati Uniti in Iraq, dalla Russia in Ucraina o dalla Turchia in Siria. Ogni potenza che intenda promuovere i propri disegni imperiali con la forza sostiene di essere minacciata da un attacco imminente.














