Quest’anno si è registrata una recrudescenza del bracconaggio sullo Stretto di Messina. È quanto risulta al termine dell’Operazione Adorno condotta tra aprile e maggio dai Carabinieri forestali nelle province di Reggio Calabria e Messina, cui hanno collaborato volontari di Legambiente, Lipu, Man e Wwf.
Dei circa 70 mila rapaci in migrazione osservati su entrambi i versanti dello Stretto, molti sono entrati nel mirino dei bracconieri. Tra le specie che attraversano l’area in primavera vi sono il falco pecchiaiolo, il falco di palude, il nibbio bruno, il capovaccaio, l’albanella minore, il falco pescatore, il falco cuculo, la cicogna bianca e la cicogna nera: tutte di specie protette. L’avifauna che attraversa l’area arriva dall’Africa diretta in Europa per la nidificazione e torna in Africa per svernare tra agosto e ottobre.
“Purtroppo, in quasi tutti i giorni del campo antibracconaggio sono stati uditi colpi di fucile, per lo più alle prime ore del mattino e soprattutto nel tardo pomeriggio, indirizzati in particolare verso i falchi pecchiaioli in migrazione” affermano le associazioni in una nota. “Diversi esemplari di questa specie sono stati trovati feriti sul versante calabrese, tutti con fratture direttamente o indirettamente conseguenza di atti di bracconaggio”.






