Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
La premier in Canada tra il Medioriente e l'Ucraina. Quelle foto iconiche con Trump e la figlia Ginevra. Il siparietto con Macron
È un G7 segnato da alcune istantanee simbolo quello di Kananaskis in Canada. Ci sono quelle colte dai fotografi che raccontano per immagini il ruolo sempre più centrale di Giorgia Meloni all'interno del circolo dei grandi, come figura di capace di costruire un dialogo tra le due sponde dell'Atlantico e smussare spigoli, ma anche quelle postate dalla stessa premier. La presidente del Consiglio sceglie infatti di sottolineare la presenza di sua figlia - che l'ha accompagnata nella trasferta nella provincia occidentale dell'Alberta - e la forza che le deriva dall'averla vicino, pubblicando una foto che la ritrae abbracciata alla piccola Ginevra. Il tutto corredato da una frase: «La mia forza più grande. Ovunque. Sempre».
Giorgia Meloni seleziona anche un'altra foto, quella del bilaterale con il presidente degli Stati Uniti, andato in scena su una panchina di legno del Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge, sede del vertice. Meloni è protesa in avanti e parlando al presidente americano, che ha partecipato alla cena con cui si è chiusa la prima giornata del summit prima del ritorno a Washington. «Durante il G7 ho avuto un incontro bilaterale con Donald Trump. Abbiamo discusso dei principali dossier internazionali, con particolare attenzione alla situazione in Iran e in Medio Oriente. Abbiamo inoltre affrontato il tema delle relazioni economiche tra Unione Europea e Stati Uniti, ribadendo l'importanza di rafforzare la cooperazione transatlantica». Il dialogo tra Roma e Washington insomma continua, tanto più nel momento in cui Donald Trump assesta il suo affondo polemico contro Emmanuel Macron («Volutamente o meno, Emmanuel sbaglia sempre», le sue parole). Ma nelle ore calde dell'escalation dell'attacco israeliano contro Teheran, delle voci sul passaggio di poteri da parte di Ali Khamenei ai pasdaran della rivoluzione per l'impossibilità di governare la crisi dall'interno del suo bunker, gli Stati Uniti che alzano il pressing chiedendo alla Guida Suprema dell'Iran di arrendersi, non escludendo una possibile entrata in guerra, Meloni e gli leader del G7 seguono minuto per minuto l'incedere della crisi, tenendo vivi anche l'interlocuzione con Washington.






