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La premier fa quadrato con Macron, Merz e Starmer. Mossa per una tregua a Gaza
Che sarebbe stato un G7 straordinario lo si era capito da giorni. E da prima che Benjamin Netanyahu desse il via all'operazione «Rising Lion», spostando i riflettori del mondo su un conflitto - quello tra Israele e Iran - che può cambiare equilibri e destini del Medio Oriente e non solo. Quando ancora l'attacco era solo un'ipotesi, infatti, gli sherpa dei Sette grandi riuniti ai tavoli della diplomazia per definire l'agenda del summit che si è aperto ieri in Canada hanno subito avuto chiaro che sarebbe stato un G7 Stati Uniti contro tutti. Una sorta di G6+1. E così sta andando.
È su questa falsa riga, infatti, che si è mosso un Donald Trump che è piombato come una valanga sulle Rocky Mountains dell'Alberta, dove in queste ore si tiene il vertice. Dopo aver lanciato la surreale proposta di investire Vladimir Putin del ruolo di mediatore tra Tel Aviv e Teheran, il presidente americano ha sostanzialmente auspicato un ritorno al G8, con un reingresso della Russia nel forum dei grandi. E, infine, ha fatto sapere che gli Stati Uniti non firmeranno la dichiarazione congiunta messa a punto dagli europei che chiede una de-escalation del conflitto tra Israele e Iran.






