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Con Khamenei finisce un mondo ma quello che nasce oggi non sarà l'Iran di Mahsa Amini
Il giorno in cui è morta Mahsa Amini, massacrata di botte dai guardiani della rivoluzione islamica, il vecchio disse soltanto tre parole: uno spiacevole contrattempo. Dio non ha tempo per le miserie umane e lo stesso vale per i suoi sacerdoti. Nessuno può festeggiare per il destino amaro di quella ragazza, ma è il segno che chi disobbedisce alla legge finisce male. Sono state in tante a togliersi il velo e a testa nuda sfidare il potere. Le donne hanno pagato il prezzo più caro, ma non sono state sole. C'erano anche mariti e padri a sfilare per le strade di Teheran. La risposta dei pasdaran, coloro che vegliano, è stata lunga e mirata. Il vecchio non si è mai scomposto. È lì dai primi giorni della rivoluzione, primo consigliere del Grande Ayatollah, e capo dei pasdaran e poi presidente dell'Iran e alla morte di Khomeini regola i conti con il suo avversario Hossein-Ali Montazeri, troppo teologo e troppo mite con gli oppositori, e si prende l'anima della repubblica, come guida suprema. Era il 1989. Solo adesso sta per pagare il conto.






