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Khamenei il "letterato" divenuto ayatollah in una notte. Non è mai uscito dall'Iran dal 1989
"Che io sappia, Ali Khamenei è ancora vivo". Affermazione del primo pomeriggio del ministro degli Esteri iraniano a Nbc News; condimento ulteriore sul giallo della sorte della Guida suprema del Paese, dato per morto dagli israeliani, anche se per l'intera giornata gli iraniani hanno isistito che fosse pronto a parlare. Una delle prime fotografie satellitari, pubblicata ieri mattina dal New York Times dopo gli attacchi israelo-americani in Iran, mostrava il palazzo-compound dove Khamenei risiedeva ufficialmente - e dove di norma riceveva i leader - in cenere. Il fumo che saliva da quegli edifici ha lasciato in sospeso il giudizio sull'esito dei raid per ore. E riaperto i giochi sulla potenziale successione.
Da settimane l'ayatollah, custode da 37 anni della Rivoluzione islamica khomeinista che non lascia il Paese dal 1989, avrebbe preparato piani di emergenza in caso di sua uccisione; come varie istruzioni per un passaggio di testimone anche per l'aggravarsi degli acciacchi dovuti all'età e agli scampati attentati, vedi la parziale paralisi al braccio destro dovuta a un ordigno nascosto in un registratore a cassette esploso davanti a lui mentre teneva un discorso alla moschea Abuzar di Teheran, nel 1981, poco prima di diventare presidente. Da ultimo, era filtrata la notizia di un cancro alla prostata.








