Questa parola ci insegna molto della prudenza e dell’umiltà necessarie quando cerchiamo di conoscere meglio la nostra lingua e rende evidente, a noi lettori dilettanti, la fatica, l’impegno e la complessità che segnano lunghi anni di studio dei linguisti.

Verso l’ignoto. Esplorazione deriva dal latino exploratio, a sua vola derivato dal verbo explorare. Verbo composto dal prefisso ex- (il cui significato principale è fuori, pensate al verbo estrarre, da extrahere, trarre fuori) e dal verbo plorare. E qui dobbiamo cominciare ad approfondire, perché plorare significa piangere, lamentarsi, compiangere – specialmente in un lamento funebre – e comunque ad alta voce.

Un nobile lamento. Il verbo plorare è presente in italiano, anche se ha una vita letteraria molto più importante di quella riservata al linguaggio comune. Una delle citazioni più frequenti trova questo verbo proprio alla fine di un famoso sonetto di Dante “O voi che per la via d'Amor passate” nella Vita nuova, che si conclude con un verso struggente “e dentro da lo core struggo e ploro”.

Una prima supplichevole variante. Molto più frequente nel nostro linguaggio un verbo che fa parte di questa grande famiglia: implorare (rispetto al nostro esplorare, cambia in questo caso il prefisso che è “in”, a indicare intensità e direzione) e che letteralmente significa chiedere piangendo, chiedere con insistenza e dolore. Questo chiedere supplicando, in lacrime, vede implorare usato spesso nel rivolgersi alla divinità, chiedendo una grazia o il perdono.