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17 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:53

Il ministero dell’Economia invoca la tutela della “sicurezza pubblica” per difendere la scelta di intervenire a gamba tesa con il golden power sull’operazione Unicredit-Banco Bpm. Con tanto di prescrizione di non ridurre per 5 anni il peso degli investimenti in titoli italiani della società di gestione del risparmio Anima acquisita in primavera da Bpm, obbligo che potrebbe sfociare in un danno per gli investitori in barba alla tutela del risparmio L’alibi è contenuto nella lettera che il Mef ha inviato in risposta ai chiarimenti chiesti dalla Ue anche in relazione al fatto che l’operazione riguarda due soggetti italiani. Le indicazioni con cui il governo ha accompagnato il via libera all’operazione sono “legittime” e “fattibili”, scrive il ministero guidato da Giancarlo Giorgetti, sottolineando che la ‘sicurezza nazionale’ è un profilo di esclusiva competenza dei Paesi membri. Insomma, Bruxelles non può metterci bocca.

La scelta di adottare il golden power viene spiegata, spiega l’Ansa, facendo riferimento all’articolo 21 del regolamento concentrazioni, che veniva citato anche nelle richieste dell’Ue. In base a quella norma l’Ue si esprime sulle tematiche antitrust, i singoli Paesi beneficiano di una competenza esclusiva sulla sicurezza nazionale. E l’offerta pubblica di scambio di Unicredit su Bpm sfocerebbe nell’unione di una massa di risparmio e di depositi gestiti da centinaia di miliardi: abbastanza per tirare in ballo la “sicurezza economica” dei risparmiatori italiani che vanno tutelati. La riforma del golden power introdotta dal governo Draghi ha del resto inserito anche il risparmio tra le categorie economiche da tutelare con i poteri speciali, come le reti energetiche, le telecomunicazioni o i collegamenti ferroviari.