La legittimazione italiana ad intervenire ai sensi del golden power è legata alla tutela della sicurezza pubblica, un profilo di esclusiva competenza nazionale e che non ha alcun interferenza con la disciplina sovranazionale prevista dal regolamento concentrazioni.
E' questo uno dei passaggi chiave della lettera che il ministero dell'Economia ha inviato in risposta ai chiarimenti chiesti dall'Ue sull'applicazione del Golden Power all'operazione Unicredit-Banco Bpm.
Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti vicino al dossier, la risposta - che va contestualizzata con il fatto che con il golden power il governo ha approvato l'operazione, ma con prescrizioni - contiene risposte puntuali sui diversi aspetti: dall'italianità dei due soggetti coinvolti, al contesto russo che 'impone', pur senza danneggiare i pagamenti delle aziende italiane, di uscire con asset finanziari dal Paese in guerra con l'Ucraina.
Nella risposta il Mef spiega che ritiene "legittime" e "fattibili" le prescrizioni introdotte all'operazione di Unicredit su Banco Bpm.
E lo fa evidenziando proprio il ricorso al requisito della 'sicurezza nazionale' che attiene ad ogni singolo Paese. L'operazione prevedrebbe infatti l'unione di una massa di risparmio e di depositi gestiti per centinaia di miliardi che fanno entrare in campo il nodo della sicurezza economica dei risparmiatori italiani che vanno tutelati. Questo è l'aspetto che viene considerato di maggior rilievo rispetto a dubbio sollevato dall'Ue sul fatto che l'operazione riguarda due soggetti italiani. Un tema che, viene ricordato, è stato reso possibile dalla riforma del golden power in Italia introdotta nel passato dal governo Draghi: la riforma ha previsto che anche il risparmio rientra tra le categorie economiche da tutelare con i poteri speciali, come le reti energetiche, le telecomunicazioni o i collegamenti ferroviari.








