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12 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 20:17

La questione è chiusa, ma va chiarita. L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, vuole che sia definitivamente chiarito se il modo in cui il governo ha utilizzato il Golden Power per sbarrare la strada alla conquista del Banco Bpm è stato corretto o meno. Non per una questione di pignoleria o per riaprire il fronte con Palazzo Chigi, ma semplicemente perché “chiudere il cerchio” e ottenere “chiarezza legale” è “importante”. Fosse anche solo per regolarsi in merito alle prossime partite da giocare.

Da qui il recente ricorso che Unicredit ha depositato al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che a luglio aveva accolto solo in minima parte le istanze della banca milanese. Ma, appunto, non c’è nessuna intenzione di riaprire lo “scontro” con l’esecutivo, ha spiegato il banchiere nel corso di un’intervista dal palco del Future of Finance organizzato a Milano dall’agenzia Bloomberg mercoledì 12 novembre. Piuttosto l’obiettivo del ricorso è smontare “l’affermazione secondo cui saremmo una minaccia per la sicurezza nazionale, perché non lo siamo”. Se “tutto il resto è difendibile e possiamo essere molto comprensivi”, questo “non possiamo accettarlo perché riteniamo che non sia corretto”. Insomma, il Banco Bpm resta “un capitolo chiuso”. Unicredit ha già voltato pagina, però l’istanza a Palazzo Spada era un “dovere” anche per tutelarsi da eventuali reclami futuri da parte degli investitori.